Obama e lo “space” russo

Barack Obama chiede alla Russia di concedergli uno spazio di manovra sulle principali questioni di politica internazionale e in particolare sulla delicata questione dei sistemi di difesa missilistici.
22 AGO 20
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Barack Obama chiede alla Russia di concedergli uno spazio di manovra sulle principali questioni di politica internazionale e in particolare sulla delicata questione dei sistemi di difesa missilistici. E’ al termine dell’incontro bilaterale tra il presidente americano e Dmitri Medvedev a margine della conferenza sul nucleare in corso a Seul che i microfoni lasciati accesi raccolgono l’auspicio di Obama. Spera, l’attuale inquilino della Casa Bianca, che una volta tornato al Cremlino, Vladimir Putin si dimostri più flessibile rispetto al passato nel trattare con Washington i grandi temi internazionali. Obama vuole evitare che i suoi ultimi mesi di mandato siano condizionati da uno scontro aperto con Mosca, da un muro contro muro che potrebbe mettere in rilievo le debolezze della sua azione in politica estera. Se Putin chiudesse sulla denuclearizzazione, fallirebbe il sogno di un “mondo libero da armi atomiche”, come disse Obama a Praga nell’aprile 2009 davanti a una folla immensa. In tale occasione, Obama affermò la necessità di seppellire per sempre la Guerra fredda, chiedendo a ogni paese di liberarsi dei propri arsenali. Tre anni dopo, l’appello è rimasto inascoltato.
La grande politica del reset, siglata con quel pulsante rosso attorno al quale sorridevano giulivi Hillary Clinton e il suo collega russo Sergei Lavrov, finisce così, in un microfono aperto, in un fuorionda che è essenza del pragmatismo obamiano, in cui si chiede di non farsi troppo male. E’ anno elettorale, Putin ha già avuto il suo successo (ridimensionato e con tutte le critiche possibili da parte dell’Amministrazione americana, ma non importa) e Obama vuole il suo. Con buona pace, tra le altre cose, del grande sogno di un mondo denuclearizzato. Chiedere a Teheran per i dettagli.